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Notizie ed articoli

Cerimonia lungo le vie della città

Il Circolo Michael Gaismayr di Trento ricorderà martedi' 3 novembre per le vie del Centro storico, con ritrovo a partire dalle ore 17 in piazza Duomo, i circa dodicimila tirolesi / trentini caduti durante la Prima guerra mondiale indossando la divisa austriaca e più in generale i caduti di tutte le guerre, i profughi ed i mutilati, con  un corteo tra le vie di Trento e con la deposizione di una corona alla lapide di palazzo Thun, sede del Municipio, che ricorda i soldati austriaci della città di Trento caduti nel periodo 1914-1918, idealmente rappresentanti tutti i loro commilitoni tirolesi / trentini che perirono nel conflitto.
Nel ricordo dei famigliari e delle comunità della nostra Provincia furono sempre presenti ed onorati anche quando la retorica nazionalista ed il fascismo li condannarono ad essere degli «invisibili» o addirittura denigrati e tacciati di tradimento.
Siamo qui oggi per compiere un atto di doverosa giustizia verso le nostre radici e la nostra storia e per rompere un silenzio durato troppo a lungo, che solo negli ultimi anni è stato squarciato da volonterosi storici, tra gli altri da Luciana Palla che con il suo libro “Reduci trentini prigionieri ad Isernia (1918 1920)”, ha riportato alla luce una storia che macchinazioni politiche ed indifferenza avevano sotterrato per decenni.

Marco Toffol, appassionato di storia del Primiero, rievocherà l’odissea di centinaia di soldati che furono proditoriamente strappati alle famiglie in quel tempo ... Era il 16 novembre 1918 quando, sui muri di Fiera di Primiero e dei paesi circostanti, fu affisso un manifesto che intimava “a tutte le persone già appartenenti all’esercito austriaco (…) a presentarsi alle locali autorità militari per essere inviati in Italia”.
Ricordiamo i nostri nonni ed i nostri avi ed in particolare quei giovani, principalmente della valle di Primiero e del Vanoi, ma anche della Valsugana e di Lavarone che, tra il 1918 e il 1919, vissero l'amarezza e l'umiliazione, a guerra finita, dopo essere fortunosamente rientrati nelle loro case, dell'internamento in un campo di prigionia nell’Italia meridionale: il “Fatto di Isernia”, come viene ancora chiamato nelle nostre zone, costituì una delle pagine più vergognose e disonorevoli compiute dai “liberatori” della nostra terra.

Non si tratta solamente di un atto di doverosa riappropriazione storica o di un gesto di restituzione della dignità a uomini che persero la vita, loro malgrado, adempiendo lealmente al loro dovere ma è, soprattutto, di questi tempi burrascosi, un gesto significativo di responsabilità e di reale condivisione dei valori della pace e della convivenza tra i popoli e tra le genti della nostra Regione.




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